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Le dieci domande di Civati

Lo scorso 11 febbraio, Pippo Civati, fondatore di Possibile, ha proposto dieci domande. Gli interrogativi che attanagliano Civati sono quelli che macinano e consumano la Sinistra italiana, da tempo incapace di trovare un volto coerente e unitario.

1 – Cosa intendiamo per riorganizzare il campo dell’opposizione?

2 – Come mettiamo insieme le proposte che servono per presentare un progetto di Governo del Paese?

3 – Al di là delle formule tipo «listone» (al plurale, perché sul piatto ce ne sono già almeno due, forse tre), c’è nei vari soggetti dell’opposizione la volontà di mettersi al servizio di un progetto più grande, in grado di raccogliere gli ex elettori e chi si oppone a questo governo in forme oggi non rappresentate dai partiti?

4 – Venendo a questioni programmatiche, partiamo dalla prima: come si intendono affrontare le sfide urgenti imposte dai cambiamenti climatici e quelle promettenti della economia verde?

5 – Preso atto dei limiti del reddito di cittadinanza, quali sono le proposte alternative per aiutare le fasce più povere e chi perde il lavoro o non riesce a trovarlo?

6 – Cosa pensiamo invece della situazione di chi pur lavorando non guadagna abbastanza e, in generale, della necessità di fissare un salario minimo? E che pensiamo della progressività fiscale su reddito e ricchezza?

7 – Quali sono le proposte in termini di accoglienza e integrazione per rispondere all’escalation razzista di Salvini e del Governo?

8 – Al di là dell’antisovranismo, quali potrebbero essere le proposte forti per creare un vero fronte, sperabilmente continentale, di riforma delle istituzioni europee?

9 – Quali sono le priorità rispetto alle necessità di investimenti in modernizzazione della macchina pubblica, ricerca, istruzione?

10 – Qual è la posizione rispetto all’arretramento su diritti faticosamente conquistati? Penso al duro e costante attacco alle donne, per cui la reazione dovrebbe essere fortissima. E non dimentico la continua discriminazione nei confronti delle persone Lgbti+.

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